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IL BILANCIO D'IMPRESA.NOZIONI INTRODUTTIVE. A cura di Ezio Casavola (seconda parte)
1. PREMESSA

Il bilancio rappresenta un adempimento obbligatorio e come tale viene spesso considerato e vissuto nelle piccole imprese. In realtà, se redatto e interpretato in modo opportuno, può diventare un primo (anche se non esclusivo ) strumento di lettura e di controllo a posteriori dell'andamento economico-finanziario della gestione di un'impresa.
Gli aspetti economici e finanziari costituiscono un settore fondamentale della gestione ,anche se non ne rappresentano la totalità. Infatti, vi sono poi altri aspetti di grande rilevanza che vengono sintetizzati ad esempio nei piani di ristrutturazione organizzativa, di realizzazione dei progetti di qualità, di ricerca e sviluppo, di innovazione, o altri aspetti ancora come il patrimonio (difficilmente quantificabile) rappresentato dalle risorse umane: e questi esempi non esauriscono certamente l'intera casistica.
Tuttavia, una notevole parte degli obiettivi dei piani e dei programmi appena menzionati ha riflessi diretti o indiretti sui risultati economico-finanziari della gestione d'impresa e conseguentemente sul bilancio.
Pertanto, il bilancio rappresenta una visione d'insieme di grande rilevanza del grado di successo conseguito nella conduzione di un'azienda, sia pure limitatamente ai risultati esprimibili in termini quantitativo-monetari e in particolare a quelli economico-finanziari.
E' evidente però come un attributo tanto importante sia riconoscibile solo a quei bilanci ottenuti prendendo le mosse da dati contabili attendibili e attenendosi strettamente agli stessi nella loro redazione.
Inoltre è importante che i criteri di valutazione adottati non siano quelli fiscali, come purtroppo spesso avviene nei bilanci delle piccole imprese, bensì quelli civilistici.
In altri termini, nel redigere il bilancio occorre ridurre al minimo gli "inquinamenti "derivanti dall'applicazione di principi desunti dalla normativa fiscale, adeguati quando si tratta di compilare la dichiarazione dei redditi, ma non quando si debba redigere il bilancio.

Peraltro ,quanto appena detto è chiaramente stabilito dalla legge.
Pertanto:
- bilancio: da redigere secondo le norme del Codice Civile
- dichiarazione redditi: da redigere secondo la normativa fiscale.

A quanto detto occorre aggiungere che se l'imprenditore volesse utilizzare il bilancio per effettuare un primo check-up economico-finanziario della situazione della sua azienda ,avrebbe la possibilità di fare ciò che invece un'analista ( es. la banca ) o semplicemente un osservatore esterno non potrebbe mai fare con la stessa efficacia: infatti, disponendo dei dati "interni"della gestione e conoscendo le politiche aziendali in corso, egli potrà apportare delle "correzioni"al bilancio "civilistico" (da redigere in rigida conformità alle norme del Codice Civile, che certo non possono tenere conto della situazione reale della singola impresa) per trasformarlo in un bilancio "gestionale ",ossia nella forma più proficua per un'analisi "personalizzata" della situazione della sua impresa.
Ovviamente ,ai fini di legge ha rilevanza il solo bilancio civilistico ,detto pertanto anche bilancio "ufficiale"o "legale "o "pubblico".
Invece, ai fini delle analisi interne dirette a valutare l'andamento della gestione economico-finanziaria e quindi per meglio orientare le decisioni relative al futuro dell'impresa, un bilancio "gestionale" (detto anche "interno") come sopra definito rappresenta lo strumento ottimale come primo approccio.
E' chiaro , come si è già detto, che il bilancio da' una "visione d'insieme" dell'impresa: l'analisi resa possibile dalla disponibilità di un bilancio cosiddetto "gestionale" andrà poi approfondita con strumenti di maggior dettaglio (contabilità analitica ) e potrà eventualmente sfociare nella decisione di dotare l'impresa di strumenti di guida e di monitoraggio ben più potenti (pianificazione, programmazione e controllo di gestione).
Tornando alle norme di Legge (Codice Civile) riguardanti il bilancio, va ricordato che nel 1991 (con D. Lgs. 9/4/91 n°127) l'Italia ha recepito la IV Direttiva CEE in materia di bilanci, che aveva lo scopo di uniformare a livello comunitario le modalità di redazione degli stessi.
Pertanto, si sono dovute modificare le norme del C.C. che trattavano la materia, per adeguarle al "nuovo bilancio". Le attuali norme, però, sono per ora obbligatoriamente applicabili solo alle società di capitali (società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata) e alle società cooperative. Quindi, le ditte individuali e le società di persone possono continuare a redigere il bilancio secondo le modalità precedenti la IV Direttiva CEE. Ciò discende dal fatto che l'obbligo di redigere il bilancio in tali forme giuridiche d' impresa è stabilito dalla norma fiscale e non da quella civilistica: pertanto, le stesse non risultano in alcun modo toccate dalla riforma del codice civile causata dal recepimento della Direttiva in questione.

Business Plan (1)
Epiphyte Corp.
Bilancio d'Impresa (1)
Bilancio d'Impresa (2)
Bilancio d'Impresa (3)
Piano Economico finanziario (1)
Piano Economico finanziario (2)
 
INDICE DEGLI ARGOMENTI
1. PREMESSA
2. STRUTTURA DEL BILANCIO
2.1 Lo Stato Patrimoniale
2.2 Il Conto Economico
3. LA IV DIRETTIVA CEE (CENNI)

 

 
2-STRUTTURA DI BILANCIO

I "numeri"del bilancio sono contenuti in due documenti che oggi si chiamano:
- stato patrimoniale (di seguito indicato come S/P)
- conto economico (di seguito indicato come C/E)
Tali due documenti richiamano essenzialmente due concetti di uso comune, noti rispettivamente come:
- il patrimonio
- il reddito.2.1

2.1 LO STATO PATRIMONIALE

Lo S/P, che il codice civile richiede di redigere almeno una volta l'anno (di solito con riferimento alla data del 31 dicembre, ma non obbligatoriamente) contiene l'elenco di tutte le componenti del patrimonio aziendale con l'indicazione del loro valore alla data di chiusura dello stesso.

Vediamo quali sono le "componenti del patrimonio aziendale". A differenza di quanto avviene per il concetto di patrimonio riferito ad una persona fisica (immobili, autoveicoli, mobili e arredi, titoli, liquidità e via dicendo) quando si parla di "patrimonio aziendale"non ci si limita alla parte "positiva"del patrimonio, costituita dai beni, dai crediti e dalle liquidità, ma il concetto si estende anche alla parte "negativa", ossia quella che include i debiti e le altre fonti di finanziamento.
In proposito, si parla rispettivamente di "Attività o Attivo patrimoniale" e di "Passività o Passivo patrimoniale"

Infatti, lo S/P viene normalmente rappresentato con lo schema seguente:

ATTIVITA' PASSIVITA'
Beni
Crediti
Liquidità
Debiti e fonti di finanziamento in genere
Totale Attivita' Totale Passività

Come si può vedere dallo schema sopra esposto, nello S/P si possono individuare due sezioni: quella di sinistra, destinata ad accogliere le Attività e quella di destra, che comprende le voci delle Passività. Per utilizzare la terminologia contabile, quella di sinistra è detta sezione "dare", mentre quella di destra viene definita sezione "avere".

Le "Attività" otranno essere rappresentate da voci quali, ad esempio:

- fabbricati e terreni
- impianti e macchinari
- attrezzature
- brevetti e marchi
- mobili e macchine ufficio
- autoveicoli
- scorte (o rimanenze) di magazzino
- crediti verso clienti
- altri crediti
- titoli
- liquidità

Si fa presente che, secondo la nuova normativa, i crediti figuranti tra le attività dello S /P sono solo quelli ritenuti "esigibili", pertanto il loro importo è già stato diminuito del valore di eventuali crediti di dubbia esigibilità.

Le "Passività"saranno rappresentate da voci quali, ad esempio:
- capitale sociale (così chiamato nel caso di società, altrimenti si parlerà di capitale proprio o mezzi propri del titolare nelle ditte individuali)

- riserve: trattasi, nel caso più comune, di utili non prelevati dai soci e pertanto lasciati "a riserva" presso la società a titolo di autofinanziamento (rientrano comunque nei mezzi propri dei soci)

- altre fonti di finanziamento, esterne alla proprietà dell'impresa, quali: debiti verso dipendenti per TFR (trattamento di fine rapporto), debiti per mutui a medio-lungo termine, debiti verso fornitori, debiti verso banche, altri debiti
(fisco, istituti previdenziali ed assistenziali, ecc.).

In concreto, lo S/P si presenterà secondo lo schema che segue, dove in "dare" si trovano le seguenti classi di valori:

I = Immobilizzazioni, ossia Attività patrimoniali (o investimenti) a lungo termine, quali gli immobili, i macchinari e le attrezzature, gli arredi e le macchine dell'ufficio, gli autoveicoli, i brevetti, ecc.

Ac = Attivo circolante, costituito dalle Attività (o investimenti) a breve termine, quali le rimanenze di magazzino, i crediti verso clienti, gli altri crediti a breve e le liquidità
mentre in "avere"sono contenute le seguenti classi di valori:

Pn = Patrimonio netto, rappresentato dai mezzi finanziari dei soci (o del titolare) investiti nell'impresa, quali il capitale sociale (nelle società) le riserve e l'utile dell'esercizio

 

D = Debiti, o fonti di finanziamento esterne, quali banche, fornitori, TFR e altre ancora.
Segue ora l'esposizione dello schema di S/P con l'indicazione degli aggregati di voci appena illustrati.

ATTIVITA' PASSIVITA'
I
Pn
Ac
D
Totale Attività
Totale Passività

Nello S/P, il totale delle Attività deve sempre coincidere con il totale delle Passività. Ciò si spiega riflettendo sul fatto che le Passività sono le fonti di finanziamento delle Attività, ossia degli investimenti in essere ad una certa data, quella di chiusura del bilancio.

Pertanto, si potrebbe dire che lo S/P risponda a due quesiti:
- con quanto capitale investito (ossia con quanti investimenti) sta operando una certa impresa alla data di chiusura del bilancio? La risposta viene fornita dal totale delle Attività
- quali sono (e a quanto ammontano) le fonti di finanziamento che sono state attivate per effettuare tali investimenti? La risposta viene fornita dalle Passività.

Pertanto, se lo S/P ad una certa data evidenziasse un totale degli investimenti (cioè delle Attività) ad esempio pari a 100, allora anche il totale delle fonti di finanziamento (Passività) attivate per "coprire" tali investimenti dovrà necessariament0e essere pari a 100.

Lo S/P potrebbe pertanto definirsi come una "fotografia"(cioè una visione "statica", da cui "stato" patrimoniale) del patrimonio aziendale nel suo duplice aspetto delle Attività (beni, crediti e liquidità) e delle Passività (fonti di finanziamento), fotografia scattata ad una certa data, di solito il 31 dicembre di ogni anno.
E'però evidente che, considerata la continua mobilità delle voci del patrimonio (si pensi ai saldi dei conti bancari, ai livelli delle scorte di magazzino, ai crediti, ai debiti ecc.) la stessa "foto", scattata in un momento diverso, darebbe certamente luogo ad uno S/P dalla composizione quali-quantitativa differente.

Quindi, lo S/P si può assimilare ad una visione "puntuale"o statica del patrimonio aziendale, mentre quest'ultimo è una realtà complessa che registra continui movimenti nella sua composizione e nell'importo delle diverse voci.

 
 
 
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