|
Per
"beni strumentali" non s'intendono i prodotti destinati
alla vendita sul mercato, bensì gli investimenti "fissi"
(cioè duraturi negli anni) che l'azienda utilizza per
il suo funzionamento. Si tratta spesso di macchinari, impianti,
autoveicoli e simili.
Ad
esempio, si supponga che un'azienda abbia acquistato un macchinario
per 100 e lo abbia già ammortizzato (concetto che sarà
chiarito nell'immediato seguito) per un valore pari a 80:
a questo punto, il macchinario "vale" ( "valore
residuo") ancora 20. Ebbene, se l'azienda decidesse a
questo punto di cederlo e riuscisse a realizzare un prezzo
superiore a 20 (ad es. 30), otterrebbe una "plusvalenza"
uguale alla differenza tra il prezzo di cessione (pari a 30)
e il valore residuo ancora da ammortizzare (100 80
= 20), pari quindi a 10.
Esempi
analoghi si possono fare a proposito delle partecipazioni,
iscritte in bilancio ad un certo valore ed eventualmente cedute
ad un prezzo superiore.
Le
"sopravvenienze attive", invece, fanno riferimento
a eventi originatisi in esercizi precedenti, le cui conseguenze
economiche vengono però a conoscenza solo nell'esercizio
in corso. Non potendosi pertanto iscrivere nella contabilità
dell'esercizio di origine, le stesse vengono inserite
nella contabilità dell'esercizio in corso, anche
se non di competenza dello stesso. A voler pertanto sottolineare
il fatto che tali sopravvenienze attive rappresentano utili
di esercizi precedenti, vengono per l'appunto chiamate
con un termine che ne consenta l'immediata identificazione.
A
titolo di esempio, si pensi al caso in cui nell'esercizio
in corso si verifichi l'incasso di un credito che in
passato si era considerato inesigibile e che pertanto era
stato cancellato dal patrimonio e conseguentemente portato
a perdita. Tale utile di natura straordinaria verrà
pertanto iscritto nel bilancio dell'esercizio in corso
come sopravvenienza attiva.
|
Passando
ora ai costi, si è detto che gli stessi si riferiscono
per lo più a risorse utilizzate nel corso dell'esercizio
per i beni o servizi venduti nel corso dello stesso. Per tal
via, si realizza un forte collegamento tra ricavi e costi:
i primi, infatti, rappresentano per lo più i prodotti/servizi
venduti nell'esercizio e valorizzati al prezzo di vendita;
gli altri rappresentano ancora gli stessi prodotti/servizi
venduti nell'esercizio, valorizzati però al costo.
Pertanto, se nel corso dell'esercizio si acquista del
materiale che al termine dello stesso risulta non essere ancora
stato consumato, il suo costo non deve comparire nel C/E dell'esercizio
di acquisizione, ma comparirà nel C/E dell'esercizio
in cui avrà luogo la sua utilizzazione. Nel frattempo,
il costo di tale materiale apparirà tra le Attività
dello S/P sotto la voce "scorte o rimanenze di magazzino".
Si
vedano ora le voci principali o più comuni relative
ai costi del C/E:
- consumi (pari alla somma algebrica dei seguenti addendi:
scorte iniziali del periodo + acquisti effettuati nell'esercizio
scorte finali del periodo)
- utenze (energia, telefono, ecc.)
- personale
- manutenzioni
- affitti passivi
- canoni di leasing
- consulenze
- spese viaggio
- spese vendita (provvigioni, trasporti ecc.)
- pubblicità e promozione
- cancelleria e stampati
- abbonamenti a riviste, Internet e acquisto di libri
- formazione
- interessi passivi e spese bancarie
- perdite su cambi
- imposte e tasse
- minusvalenze
- sopravvenienze passive
- ammortamenti
- ecc. |
|
Per
quanto riguarda le minusvalenze, vale quanto detto in precedenza
per le plusvalenze, ovviamente rovesciando l'ipotesi, che
ora diventa la seguente: vendita di un bene strumentale o di
una partecipazione ad un prezzo di cessione inferiore a quello
di iscrizione (al netto degli ammortamenti per i beni strumentali)
che compare nella contabilità aziendale. La differenza
(negativa, questa volta) tra il prezzo di cessione e il valore
contabile costituisce una perdita che, con la denominazione
identificativa di "minusvalenza", viene iscritta tra
i costi del C/E dell'esercizio in cui si verifica la cessione.
Le sopravvenienze passive rappresentano un fenomeno analogo
a quello delle sopravvenienze attive, salvo presentarsi con
segno opposto a queste ultime: trattasi pertanto di perdite
originatesi in esercizi precedenti di cui si viene a conoscenza
nell'esercizio in corso e che pertanto compaiono nel C/E
di quest'ultimo.
Un tema a parte, sicuramente meritevole di qualche commento
approfondito, è costituito dalla voce "ammortamenti".
Si è detto che i costi del C/E rappresentano le risorse
utilizzate per produrre e vendere i prodotti e servizi ceduti
a terzi nell'esercizio. Quindi, tali costi configurano
in prima approssimazione il "costo della produzione venduta
nell'esercizio".
Non vi è dubbio che a tale produzione venduta abbiano
contribuito risorse quali ad es. le materie prime (quelle consumate
per produrla), le risorse umane, le utenze energetiche, telefoniche,
le spese di viaggio, le provvigioni ai venditori e via dicendo,
ma certamente il prodotto venduto è stato reso disponibile
anche grazie al fatto che l'azienda ha potuto utilizzare determinate
strutture "fisse" quali gli immobili, i macchinari,
gli impianti, gli autoveicoli, i brevetti, i mobili e macchine
ufficio, ecc., ossia i "beni strumentali"come già
precedentemente definiti, ossia beni dell'azienda destinati
a partecipare alla produzione per più di un anno. |