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IL BILANCIO D'IMPRESA.NOZIONI INTRODUTTIVE. A cura di Ezio Casavola (seconda parte)
2.2 IL CONTO ECONOMICO

Si è detto che il C/E richiama il concetto di reddito. Infatti, il suo compito è quello di misurare l'"economicità"della gestione (donde il nome di C/E) ossia il risultato economico o reddito che, a seconda del segno positivo o negativo, potrà rappresentare un utile ovvero una perdita di esercizio.
Per fare questo è necessario che il C/E sia il frutto della registrazione di tutte le componenti positive e negative del reddito di un esercizio, ossia rispettivamente dei "ricavi"e dei "costi", dal confronto tra i quali scaturirà il risultato economico.
Il C/E, a differenza dello S/P, non rappresenta quindi una "foto"o visione statica o puntuale, bensì un concetto dinamico, assimilabile ad un "film" della durata pari all'intero esercizio (di solito l'anno) nel quale si registrano tutti i ricavi ed i costi dello stesso, onde pervenire al termine, per differenza, alla misurazione dell'utile o della perdita.
Si veda ora cosa si intende per "ricavi"e "costi". Questi due termini rappresentano i cosiddetti "flussi economici"della gestione e non sono pertanto da confondersi con i "flussi di cassa".
In altri termini, i ricavi, pur essendo tali, potrebbero anche non essere ancora stati incassati alla data di chiusura dell'esercizio, così come i costi iscritti nel C/E potrebbero non essere ancora stati pagati alla stessa data.
In prima approssimazione, si potrebbe dire che i ricavi sono per lo più le fatture "emesse" (ancorché non incassate) così come i costi si riferiscono a risorse utilizzate dall'impresa (materiali, umane, tecnologiche ecc.) anche se non ancora pagate alla data di chiusura del bilancio.
Nel C/E, quindi, si confrontano:
- i ricavi, rappresentati dai prodotti o servizi venduti nel corso dell'esercizio, valorizzati al prezzo di vendita, indipendentemente dal fatto che questo sia stato o meno realizzato
- i costi sostenuti per ottenere e vendere gli stessi, indipendentemente dal fatto che siano stati o meno pagati.

Il C/E rappresenta quindi un concetto ben diverso da quello di "conto cassa", nel quale invece vengono riepilogati i flussi di cassa: questi sono infatti i movimenti effettivi della liquidità dell'impresa (entrate e uscite di cassa) verificatisi durante l'esercizio, indipendentemente dal fatto che derivino da eventi (quali i ricavi e i costi) avvenuti nel corso dello stesso ovvero in altri esercizi.

Il risultato del C/E sarà quindi un utile o una perdita, mentre il risultato del conto cassa alla stessa data fornirà il saldo finale della liquidità. I due dati, ovviamente, potranno divergere anche sensibilmente, soprattutto a causa della diversa tempistica dei flussi economici rispetto a quella dei corrispondenti flussi di cassa.

Si pensi, ad esempio, ad un acquisto effettuato nell'ultimo mese dell'esercizio con pagamento dilazionato a 60 giorni: in tal caso il flusso economico (il costo) si avrà in un esercizio, mentre il corrispondente flusso di cassa (il pagamento) si verificherà nell'esercizio successivo. Un ragionamento analogo vale nel caso di una vendita effettuata in un certo esercizio (nel quale pertanto occorrerà registrare il ricavo) con saldo della fattura convenuto per l'esercizio successivo (per cui l'incasso verrà registrato nella contabilità di quest'ultimo). Paradossalmente, un'impresa potrebbe presentare un C/E brillante, cioè con ricavi (pari alle fattura emesse) ben superiori ai costi (pari alle risorse utilizzate) e tuttavia rischiare il dissesto finanziario: ciò si può verificare quando i ricavi non vengono incassati nei tempi prestabiliti, o peggio ancora quando danno luogo ai cosiddetti "insoluti".
I costi, invece, di norma vanno pagati con regolarità, pena l'irrogazione di sanzioni anche gravi a carico dell'impresa insolvente (nel caso di imposte, contributi sociali ecc.) o l'interruzione di certi servizi essenziali (nel caso di affitti passivi, utenze elettriche, telefoniche, personale ecc.).
In questi casi, l'azienda appare "sana" economicamente in quanto produce più risorse (fatturato o ricavi) di quelle che consuma (costi) ma non lo è altrettanto dal punto di vista "finanziario". In tale situazione, i flussi economici rappresentati dai ricavi non trovano adeguata o pronta rispondenza nei corrispondenti flussi di cassa (entrate di cassa).
Si vedano ora le principali voci relative ai ricavi e ai costi del C/E.
Si è detto che i ricavi sono per lo più rappresentati dalle fatture emesse nel corso dell'esercizio, ossia dalle vendite effettuate nel corso dello stesso. Ai ricavi si assimilano (e quindi hanno lo stesso segno nel partecipare alla determinazione del risultato economico) varie altre voci, di solito di importo assai minore, che vanno cumulativamente indicate sotto la voce "proventi", ma che possono avere origini assai differenziate, quali (limitando l'elencazione ai casi più frequenti):
- interessi bancari attivi
- dividendi su partecipazioni in altre società
- interessi su titoli
- utili su cambi
- indennizzi assicurativi
- contributi in conto esercizio (ad esempio, a fronte di interessi su mutui agevolati)
- plusvalenze
- sopravvenienze attive
- ecc.

Le "plusvalenze"si verificano quando l'impresa cede un "bene strumentale"o una partecipazione in altra società ad un prezzo di cessione maggiore di quello a cui lo stesso (o la stessa) figura iscritto in contabilità.

Business Plan (1)
Epiphyte Corp.
Bilancio d'Impresa (1)
Bilancio d'Impresa (2)
Bilancio d'Impresa (3)
Piano Economico finanziario (1)
Piano Economico finanziario (2)
 
INDICE DEGLI ARGOMENTI
1. PREMESSA
2. STRUTTURA DEL BILANCIO
2.1 Lo Stato Patrimoniale
2.2 Il Conto Economico
3. LA IV DIRETTIVA CEE (CENNI)

 

Per "beni strumentali" non s'intendono i prodotti destinati alla vendita sul mercato, bensì gli investimenti "fissi" (cioè duraturi negli anni) che l'azienda utilizza per il suo funzionamento. Si tratta spesso di macchinari, impianti, autoveicoli e simili.

Ad esempio, si supponga che un'azienda abbia acquistato un macchinario per 100 e lo abbia già ammortizzato (concetto che sarà chiarito nell'immediato seguito) per un valore pari a 80: a questo punto, il macchinario "vale" ( "valore residuo") ancora 20. Ebbene, se l'azienda decidesse a questo punto di cederlo e riuscisse a realizzare un prezzo superiore a 20 (ad es. 30), otterrebbe una "plusvalenza" uguale alla differenza tra il prezzo di cessione (pari a 30) e il valore residuo ancora da ammortizzare (100 – 80 = 20), pari quindi a 10.

Esempi analoghi si possono fare a proposito delle partecipazioni, iscritte in bilancio ad un certo valore ed eventualmente cedute ad un prezzo superiore.

Le "sopravvenienze attive", invece, fanno riferimento a eventi originatisi in esercizi precedenti, le cui conseguenze economiche vengono però a conoscenza solo nell'esercizio in corso. Non potendosi pertanto iscrivere nella contabilità dell'esercizio di origine, le stesse vengono inserite nella contabilità dell'esercizio in corso, anche se non di competenza dello stesso. A voler pertanto sottolineare il fatto che tali sopravvenienze attive rappresentano utili di esercizi precedenti, vengono per l'appunto chiamate con un termine che ne consenta l'immediata identificazione.

A titolo di esempio, si pensi al caso in cui nell'esercizio in corso si verifichi l'incasso di un credito che in passato si era considerato inesigibile e che pertanto era stato cancellato dal patrimonio e conseguentemente portato a perdita. Tale utile di natura straordinaria verrà pertanto iscritto nel bilancio dell'esercizio in corso come sopravvenienza attiva.

Passando ora ai costi, si è detto che gli stessi si riferiscono per lo più a risorse utilizzate nel corso dell'esercizio per i beni o servizi venduti nel corso dello stesso. Per tal via, si realizza un forte collegamento tra ricavi e costi: i primi, infatti, rappresentano per lo più i prodotti/servizi venduti nell'esercizio e valorizzati al prezzo di vendita; gli altri rappresentano ancora gli stessi prodotti/servizi venduti nell'esercizio, valorizzati però al costo.
Pertanto, se nel corso dell'esercizio si acquista del materiale che al termine dello stesso risulta non essere ancora stato consumato, il suo costo non deve comparire nel C/E dell'esercizio di acquisizione, ma comparirà nel C/E dell'esercizio in cui avrà luogo la sua utilizzazione. Nel frattempo, il costo di tale materiale apparirà tra le Attività dello S/P sotto la voce "scorte o rimanenze di magazzino".

Si vedano ora le voci principali o più comuni relative ai costi del C/E:
- consumi (pari alla somma algebrica dei seguenti addendi: scorte iniziali del periodo + acquisti effettuati nell'esercizio – scorte finali del periodo)
- utenze (energia, telefono, ecc.)
- personale
- manutenzioni
- affitti passivi
- canoni di leasing
- consulenze
- spese viaggio
- spese vendita (provvigioni, trasporti ecc.)
- pubblicità e promozione
- cancelleria e stampati
- abbonamenti a riviste, Internet e acquisto di libri
- formazione
- interessi passivi e spese bancarie
- perdite su cambi
- imposte e tasse
- minusvalenze
- sopravvenienze passive
- ammortamenti
- ecc.
Per quanto riguarda le minusvalenze, vale quanto detto in precedenza per le plusvalenze, ovviamente rovesciando l'ipotesi, che ora diventa la seguente: vendita di un bene strumentale o di una partecipazione ad un prezzo di cessione inferiore a quello di iscrizione (al netto degli ammortamenti per i beni strumentali) che compare nella contabilità aziendale. La differenza (negativa, questa volta) tra il prezzo di cessione e il valore contabile costituisce una perdita che, con la denominazione identificativa di "minusvalenza", viene iscritta tra i costi del C/E dell'esercizio in cui si verifica la cessione.
Le sopravvenienze passive rappresentano un fenomeno analogo a quello delle sopravvenienze attive, salvo presentarsi con segno opposto a queste ultime: trattasi pertanto di perdite originatesi in esercizi precedenti di cui si viene a conoscenza nell'esercizio in corso e che pertanto compaiono nel C/E di quest'ultimo.
Un tema a parte, sicuramente meritevole di qualche commento approfondito, è costituito dalla voce "ammortamenti".
Si è detto che i costi del C/E rappresentano le risorse utilizzate per produrre e vendere i prodotti e servizi ceduti a terzi nell'esercizio. Quindi, tali costi configurano in prima approssimazione il "costo della produzione venduta nell'esercizio".
Non vi è dubbio che a tale produzione venduta abbiano contribuito risorse quali ad es. le materie prime (quelle consumate per produrla), le risorse umane, le utenze energetiche, telefoniche, le spese di viaggio, le provvigioni ai venditori e via dicendo, ma certamente il prodotto venduto è stato reso disponibile anche grazie al fatto che l'azienda ha potuto utilizzare determinate strutture "fisse" quali gli immobili, i macchinari, gli impianti, gli autoveicoli, i brevetti, i mobili e macchine ufficio, ecc., ossia i "beni strumentali"come già precedentemente definiti, ossia beni dell'azienda destinati a partecipare alla produzione per più di un anno.

E' chiaro però che anche un macchinario di produzione, un PC di un ufficio, un autoveicolo per la distribuzione delle merci non avranno una vita infinita: potranno durare di più di altre risorse (come la materia prima, l'energia ecc.) ma hanno comunque una durata "finita".
Pertanto, appare giustificabile che nei costi del C/E di ciascun esercizio, dal momento che questi come si è detto rappresentano il "costo della produzione venduta"durante lo stesso, confluisca anche una quota ragionevole dei costi di tali beni strumentali o patrimoniali (iscritti cioè nello S/P). Si tratta di adottare un'ipotesi-finzione, consistente nell'ipotizzare che nel costo del prodotto/servizio venduto "entri" anche una quota del valore degli investimenti cosiddetti "fissi" ossia duraturi, ma non "eterni".
Prima o poi, anche questi beni andranno infatti sostituiti. Il che equivale a dire che in ogni esercizio una quota del loro valore viene erosa e pertanto confluisce nel costo del prodotto/servizio venduto, quasi si trattasse di una speciale materia prima a lento ciclo di utilizzo (ossia a utilizzo pluriennale).
Gli ammortamenti come voce di costo, pertanto, rappresentano una stima della svalutazione (in inglese: "depreciation") che in ciascun esercizio i beni strumentali subiscono per effetto innanzitutto del loro utilizzo, ma anche del passare del tempo e dell'avanzamento tecnologico (si pensi ad esempio ai PC, che si svalutano rapidamente indipendentemente dall' intensità della loro utilizzazione).
Pertanto, in ogni esercizio lo S/P registrerà tale svalutazione nelle varie voci delle immobilizzazioni o beni strumentali e la stessa comparirà poi tra i costi del C/E dello stesso esercizio sotto la voce "quote di ammortamento" o semplicemente ammortamenti, andando così ad integrare il "costo della produzione venduta" nel periodo.

 

D'altra parte, sarebbe fortemente e pericolosamente illusorio non includere gli ammortamenti nel costo della produzione venduta, che risulterebbe sottovalutato rispetto al reale. Si pensi ai dannosi errori che si commetterebbero nel redigere i preventivi ai clienti o i listini prezzi qualora si omettesse di considerare la svalutazione dei beni strumentali.

Lo strumento contabile degli ammortamenti consente quindi, da una parte, di svalutare le Attività patrimoniali dell'impresa in ogni esercizio di una quota ritenuta congrua per tenere conto della perdita di valore subita dalle stesse e quindi dell'approssimarsi del momento della loro sostituzione. Dall'altra, l'inserimento degli ammortamenti nel C/E permette di determinare in modo realistico il "costo della produzione venduta" nel periodo, tenendo conto anche del deprezzamento subito dalle immobilizzazioni o investimenti fissi (ma non eterni) dell'azienda.

Nella struttura precedente al recepimento della IV Direttiva CEE (vedremo nel seguito come quanto si sta per dire si modifichi alla luce della stessa) il C/E si presentava (e tuttora si presenta nelle imprese non soggette a tale direttiva) secondo lo schema seguente:

COSTI RICAVI
Costi Ricavi

Come già si era visto a proposito dello S/P, anche lo schema sopra esposto di C/E si presenta suddiviso in due sezioni, una a sinistra e una a destra, che nella fattispecie vengono utilizzate rispettivamente per accogliere i costi (sezione "dare") e per accogliere i ricavi (sezione "avere").

E' evidente che solo in un caso del tutto eccezionale i ricavi possono coincidere con i costi. Normalmente, vi è una differenza tra gli stessi che configura il "risultato economico" il quale, a seconda del segno, potrà essere un utile o una perdita.
Allo scopo di "far bilanciare" anche il C/E, il risultato economico viene inserito nella sezione di importo inferiore, così da eguagliarne il totale a quello dell'altra sezione.
Pertanto, se i ricavi risultano superiori ai costi, si dirà che vi è un utile il quale, solo a scopo di quadratura (o di pareggio o di bilanciamento) verrà iscritto nella sezione "dare" (quella dei costi) come evidenziato di seguito:

COSTI RICAVI
Costi
Utili netto dell'esercizio
Ricavi
Altri proventi
Totale a pareggio
Totale a pareggio

Al contrario, qualora si riscontrasse una perdita, questa andrà iscritta nella sezione "avere" (quella dei ricavi) sempre ed esclusivamente a scopo di quadratura (o di pareggio o di bilanciamento):

COSTI RICAVI
Costi
Ricavi

Altri proventi
Perdita dell'esercizio

Totale a pareggio
Totale a pareggio

 

 

 
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