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IL PIANO ECONOMICO FINANZIARIO. A cura di Ezio Casavola (prima parte)
1. INTRODUZIONE

Il piano economico e finanziario (nel seguito indicato come PEF) costituisce uno dei capitoli fondamentali del Business Plan (nel seguito indicato come BP) ossia del progetto relativo all'avvio di una nuova attività imprenditoriale.
Nell'ambito del BP, il PEF consegue alla redazione del piano di marketing (nel seguito indicato come PM). Quest'ultimo sottopone l'idea imprenditoriale al vaglio del mercato, mentre il PEF ne rappresenta la verifica di fattibilità economica e finanziaria.
PM e PEF sono entrambi indispensabili: il primo potrebbe infatti concludersi con un giudizio positivo perché ad esempio l'idea è innovativa, oppure non lo è ma il mercato non appare ancora saturo o per altri motivi ancora. Il secondo potrebbe invece non risultare favorevole allo sviluppo della stessa, ad esempio per l'eccessiva elevatezza degli investimenti iniziali necessari o perché anche nel lungo andare (superata la fase di avvio) i ricavi previsti non appaiono sufficienti a coprire tutti i costi e a lasciare inoltre una congrua remunerazione per l'imprenditore.
La redazione del PEF rappresenta un compito di notevole complessità e richiede la padronanza delle nozioni fondamentali relative alla contabilità e al bilancio delle imprese. Il suo contenuto e la sua struttura infatti richiamano in molti aspetti quelli del bilancio di esercizio, con la sostanziale differenza che quest'ultimo si costruisce al termine dell'esercizio e pertanto contiene cifre "consuntive", mentre il PEF evidenzia obiettivi e previsioni per il futuro.
Il PEF pertanto rappresenta uno sforzo di "pianificazione" della futura attività, indispensabile come strumento di guida e di controllo della stessa, nonché utile per richiedere finanziamenti e presentare l'idea a possibili soci.

LA STRUTTURA DEL PIANO ECONOMICO E FINANZIARIO

Il PEF dovrebbe essere costituito dagli elementi seguenti:
- Piano degli investimenti "fissi"
- Piano delle fonti di finanziamento degli stessi
- Conti economici previsionali
- Stati patrimoniali previsionali
- Budget dei flussi di cassa
- Commento relativo al contenuto dei documenti precedenti.

IL PIANO DEGLI INVESTIMENTI "FISSI"

E' l'elenco degli investimenti "fissi" (immobili e loro ristrutturazione, impianti, macchinari, attrezzature, autoveicoli, mobili, macchine ufficio, software, licenze commerciali, brevetti, ecc.) necessari per avviare l'attività oggetto dell'idea imprenditoriale, con l'indicazione del loro valore (al netto dell' IVA) come risulta dai preventivi dei fornitori.
Trattasi degli investimenti cosiddetti "strumentali" che possono comportare uno sforzo investitorio anche non indifferente. In alternativa, esiste la formula del "leasing", che consente la disponibilità di un bene senza doverne affrontare l'onere conseguente all'acquisto.

 

Business Plan (1)
Epiphyte Corp.
Bilancio d'Impresa (1)
Bilancio d'Impresa (2)
Bilancio d'Impresa (3)
Piano Economico finanziario (1)
Piano Economico finanziario (2)
 
INDICE DEGLI ARGOMENTI
1. INTRODUZIONE
2. IL PIANO DELLE FONTI DI FINANZIAMENTO
3. GLI STATI PATRIMONIALI PREVISIONALI
4. IL BUDGET DEI FLUSSI DI CASSA
5. IL BUSINESS PLAN E L’AVVENTO DELL’EURO

 

 
2. IL PIANO DELLE FONTI DI FINANZIAMENTO

La realizzazione di qualunque piano di investimenti richiede la ricerca della necessaria copertura finanziaria.
Le fonti di finanziamento a cui un'impresa di prossima costituzione può accedere si distinguono innanzitutto in:
- Capitale proprio, o mezzi propri, o "capitale di rischio" o fonti interne
- Indebitamento, o mezzi di terzi, o fonti esterne.
Vi è anche una fonte di finanziamento "intermedia" tra le due categorie precedenti rappresentata da eventuali prestiti dei soci stessi (o di familiari o amici) a favore dell'impresa stessa, che si riscontra spesso nella fase di avvio di attività di piccole dimensioni.
Per quanto riguarda le fonti di finanziamento rientranti nella categoria dell'indebitamento, si ricordano quelle seguenti:
- Credito commerciale o di fornitura (in contabilità: "debiti verso fornitori")
- Indebitamento finanziario a breve termine, principalmente bancario
- Mutui a lungo termine, eventualmente agevolati (ad esempio mutui per la nuova imprenditoria)
- Leasing
Nel redigere il piano delle fonti di finanziamento, occorre osservare criteri prudenziali che tengano conto del fatto che l'affidabilità finanziaria attribuita ad una piccola impresa in via di costituzione non è mai molto elevata.

2.1 I CONTI ECONOMICI PREVISIONALI

Per ciascuno degli anni futuri oggetto del PEF, il conto economico (nel seguito indicato come C/E) previsionale consente la misurazione del risultato economico atteso (utile o perdita) che scaturisce dalla contrapposizione, in ciascun esercizio, dei ricavi e dei costi (previsti) dell'attività aziendale.
I ricavi aziendali rappresentano il corrispettivo delle vendite previste di ciascun esercizio, indipendentemente dalla data prevista per il loro incasso. I costi rappresentano il valore delle risorse da impiegare in ciascun esercizio, prescindendo dalla data prevista per il loro pagamento.
I ricavi da indicare in ciascun conto economico relativo ai primi anni (futuri) di vita dell'impresa dovrebbero scaturire come conclusione del PM, in particolare degli obiettivi e delle strategie in esso contenuti.
Anche i costi risultano in parte essere oggetto di un processo di pianificazione: si pensi al personale, alla pubblicità, ecc.. In altri casi, dipendono dal volume di attività (di produzione e/o di vendita) previsto : ad esempio, i costi delle materie prime, dell'energia per il funzionamento dei macchinari, ecc.

Nell'indicare i costi, è utile distinguerli nelle categorie dei costi "fissi" e dei costi "variabili". I primi sono quei costi che variano indipendentemente dalle oscillazioni del volume di attività aziendale, gli altri sono i costi "sensibili" rispetto a queste ultime, ossia tendono a variare in modo direttamente proporzionale al variare del volume di attività. Esempi di costi fissi sono: gli affitti, gli ammortamenti, i compensi del personale amministrativo, l'onorario del commercialista ecc. Esempi di costi variabili sono: i consumi di materie prime e di energia, le provvigioni ai venditori, i trasporti ecc.
Un conto economico previsionale redatto secondo i criteri indicati potrebbe presentarsi nello schema seguente:

TAB.1 C/E PREVISIONALE

VOCI DEL CONTO ECONOMICO
Valore assoluto
%
FATTURATO (o RICAVI)
100
+ Rimanenze iniziali
+ Acquisti
- Rimanenze finali
= CONSUMI
Personale di produzione (costo variabile)
Forza motrice (costo variabile)
Altre spese variabili di produzione
Provvigioni (costo variabile)
Trasporti (costo variabile)
Altre spese variabili di vendita
= MARGINE DI CONTRIBUZIONE
Ammortamenti (costi fissi)
Altri costi del personale (costi fissi)
Altri costi fissi di produzione
Altri costi fissi di vendita
Spese di amministrazione (costi fissi)
Compensi ai soci (costi fissi)
= RISULTATO OPERATIVO
Contributi a fondo perduto in conto esercizio
Oneri finanziari
= RISULTATO LORDO (ante imposte)

 

Questo modello di conto economico, attraverso la distinzione tra costi e fissi e variabili, consente la determinazione del margine di contribuzione, che esprime la capacità della gestione di contribuire alla copertura dei costi fissi generali (o di struttura) dell'impresa.
L'espressione percentuale dei valori del C/E (vedere ultima colonna a destra nella tabella) risulta utile, specie se effettuata per più anni successivi, per analizzare la composizione dei costi aziendali e per tenerne sotto controllo l'incidenza in termini percentuali sul fatturato.
Per quanto concerne gli ammortamenti, questi vanno stimati sulla base della prevista "vita utile" dei beni ammortizzabili e non secondo le "tabelle" fiscali di ammortamento, che hanno valenza solo ai fini della dichiarazione dei redditi e non ai fini di un bilancio previsionale "gestionale" (il PEF) quale quello di cui si sta trattando.
E' chiaro che l'elenco delle "voci" indicate nel modello di C/E appena proposto non va inteso come uno schema "rigido": Nel PEF, infatti, le voci del C/E andranno di volta in volta scelte in modo da risultare il più possibile espressive della tipologia di attività oggetto dell'idea imprenditoriale.
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